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:: Festival d'Oltremare - danza, musica, teatro ::
:: 5 Luglio 2009 ::
Il Napoli Teatro Festival Italia e il Teatro di San Carlo hanno iniziato una collaborazione che li vedrà protagonisti, fianco a fianco per tre anni, sulla scena culturale regionale, italiana ed internazionale.
Il rapporto fra le due istituzioni – che nel 2008, nella prima edizione del Festival, aveva portato alla coproduzione de Lo Vommaro a duello di Roberto De Simone – prevede l’organizzazione e la produzione di spettacoli e iniziative nel triennio 2009-2011, dalla partecipazione dell’Orchestra del Teatro di San Carlo alla rassegna internazionale di giugno, all’ospitalità nel Massimo di alcuni degli spettacoli del Festival, fino al comune impegno nel portare in scena opere e artisti per nuovi progetti che da Napoli si propongono in Italia e nel mondo.
Nell'Arena Flegrea della Mostra d’Oltremare, tra luglio e agosto, il Napoli Teatro Festival Italia prosegue e insieme al Teatro di San Carlo presenta opere liriche, di balletto, teatrali e jazz: Don Pasquale per la regia di Mariano Bauduin e la direzione di Bruno Campanella, Brad Mehldau Trio, Ralph Towner e Paolo Fresu, Zorba il Greco di Lorca Massine, Mistero buffo di Dario Fo, Madama Butterfly per la regia di Fabio Sparvoli e la direzione di Donato Renzetti.
Il Napoli Teatro Festival Italia e il San Carlo presentano insieme anche un ciclo di concerti in Campania: iniziati il 16 maggio, si concluderanno il 26 luglio i concerti sinfonici dell’Orchestra del Massimo napoletano, proposti al Teatro "Carlo Gesualdo" di Avellino, al Teatro Municipale "Giuseppe Verdi" di Salerno, in Piazza Santa Sofia a Benevento, sul Belvedere di San Leucio in provincia di Caserta.

I biglietti
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per informazioni sulle MyCARD e sul programma del Festival chiama il numero + 39 081426555

visitate i siti www.napoliteatrofestival.it e www.myteatrofestival.eu


Don Pasquale
di Gaetano Donizetti
direttore Bruno Campanella
maestro del coro Marco Ozbic
regia Roberto De Simone
ripresa da Mariano Bauduin
scene Nicola Rubertelli
costumi Zaira De Vincentiis

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo

Don Pasquale Paolo Bordogna
Norina Anna Maria Dell'Oste
Ernesto Dario Schmunck
Dottor Malatesta Vito Priante
Un notaro Salvatore Grigoli

7, 10, 12 luglio (ore 21.00)
Arena Flegrea
«È adeguatamente stato rilevato dalla musicologia più prestigiosa che il Don Pasquale di Gaetano Donizetti rappresenti un inedito esempio di nuovo stile di "Opera comica" post-rossiniana, e si collochi come anticipatore di Offenbach, del Verdi di Falstaff e del Puccini di Gianni Schicchi. Non più solo commedia, ma importanti e nuovi elementi drammaturgici: il dramma individuale del vecchio protagonista, non più un vecchio Pantalone gabbato, che spera ancora di poter impalmare un'avvenente e quanto mai giovane mogliettina; il gusto di un teatro boulevardier che tocca scandalosamente nuovi temi quali l'adulterio e il divorzio; una nuova drammaturgia musicale attenta al mutare dei gusti e delle mode e che nel genere comico era pronta ad attivarsi rispetto ad un nuovo melodramma che, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, non si articolava più sull'aria staccata, o sul pezzo d'assieme di chiusura d'atto.
L'allestimento di Roberto De Simone rileva gli elementi musicali e drammaturgici che rimandano curiosamente ad un humus culturale posteriore a quello donizettiano, in particolare al clima belle époque-fine secolo delle opere di Jacques Offenbach, appunto, o di Hervé.
In questa prospettiva, si spiegano più chiaramente le soluzioni estetiche dell’allestimento; dal punto di vista delle scene, realizzate da Nicola Rubertelli, è evidente l'incombente presenza di una enorme "macchina" rotante in stile liberty, costruita in ferro e vetro, elementi linguistici di uno stile architettonico oramai prossimo al decò, e ancora, i bei costumi di Zaira De Vincentiis in sintonia con questa lettura che vuole apparire elegantemente démodé, o nostalgicamente "frou-frou"; infine, l'interpretazione, spesso ironica fino al surreale – soprattutto per i personaggi del Dottor Malatesta e del Notaro – che sembrano riferirsi a un mondo rievocato contrappuntisticamente tra My Fair Lady e l'estetica dannunziana; una regia che si costruisce su gesti ed atteggiamenti che rimandano a una nuova società borghese, un nuovo pubblico melodrammatico che stava dimenticando come si rideva e come ci si prendeva poco sul serio».
Mariano Bauduin
Brad Mehldau Trio
Brad Mehldau (piano)
Larry Grenadier (contrabbasso)
Jeff Ballard (batteria)

in collaborazione con Angeli Musicanti Festival

8 Luglio (ore 21.00)
Arena Flegrea

Compositore e pianista jazz attivo dai primi anni Novanta, Brad Mehldau ottiene i suoi più grandi successi con il trio che porta il suo nome, fondato nel 1996. La formazione produce una serie di cinque registrazioni con la Warner Bros (The Art of the Trio) nel 1997.
Mehldau incide album da solista come Elegiac Cycle e Places che sono stati definiti “concettuali”, lavori composti di materiali originali organizzati introno ad un tema centrale. Il primo disco con l'etichetta Nonesuch è Brad Mehldau live in Tokyo risale al 2004. L'anno successivo il percussionista del trio, Jorge Rossy, è sostituito da Jeff Ballard. La personalità musicale di Mehldau è segnata da una dicotomia. Da un lato, è l'improvvisatore che predilige la sorpresa e la meraviglia suscitate da un'idea musicale spontanea espressa in tempo reale. Dall'altro, Mehldau è affascinato dall'architettura formale della musica che suona. Il formalista e l'improvvisatore, i due lati della sua personalità, si scambiano continuamente creando un effetto simile ad un caos controllato. I suoi concerti coprono un'ampia gamma di registri, dal rigore dell'astrazione alla ballata emotiva. La sua musica è apparsa in film come Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick e Million Dollar Hotel di Wim Wenders. Brian Mehldau è autore, tra l'altro, di due lavori per piano e voce The Blue Estuaries e The Book Hours: Love Poems to God interpretati nel 2005 con il soprano Renée Fleming. La prestigiosa Wigmore Hall di Londra ha scelto il compositore e pianista come curatore del ciclo di quattro concerti annuali previsti per le stagioni 2009-10 e 2010-11.

Oltre che da Mehldau, il trio è composto da Larry Granadier, al basso, e Jeff Ballard alle percussioni. Prima di unirsi al Mehldau Trio, Granadier suona con Gary Burton Band, Pat Metheny e il John Scofield Group. Nell'ultimo anno suona e incide anche con il Pat Metheny Trio. Ballard entra nel trio dopo aver suonato con Ray Charles, Lou Donaldson, Chick Corea. È attualmente co-leader del gruppo FLY e di Joshua Redman's Elastic Band.

Ralph Towner e Paolo Fresu
Ralph Towner (chitarra acustica, effetti)
Paolo Fresu (tromba, corno, effetti)

in collaborazione con Angeli Musicanti Festival

13 Luglio (ore 21.00)
Arena Flegrea

La collaborazione artistica tra Ralph Towner e Paolo Fresu segna l'incontro tra due veri e propri mondi sonori singolari e inconfondibili. L'incontro nasce su una base comune fatta di jazz, etnica, melodia e improvvisazione capaci di fondersi in un linguaggio originale. Il progetto è fondamentalmente acustico anche se, dal vivo, usa con misura ed intelligenza anche l’elettronica e l’effettistica. Musica rarefatta e molto interattiva con brani originali, omaggi alla storia del jazz e momenti di pura improvvisazione, nella migliore tradizione ECM e secondo gli ecumenici segnali comuni di due veri e propri architetti del suono moderno.
Ralph Towner è un chitarrista e musicista statunitense. Oltre alla chitarra, suona il piano, il sintetizzatore, le percussioni e la tromba. Comincia la propria carriera come chitarrista classico e successivamente, alla fine degli anni Sessanta, si unisce al gruppo Paul Winter Consort diretto dal pioniere della world music Paul Winter. Più tardi, insieme ad alcuni musicisti del Paul Winter Consort, Towner lascia il gruppo per fondare, nel 1970, gli Oregon, che nel corso degli anni Settanta registrano alcuni importanti album che mescolano la musica folk, con la musica classica indiana e con la libera improvvisazione jazzistica. Nello stesso periodo Towner comincia la lunga collaborazione con la casa discografica ECM, con la quale pubblica praticamente tutta la propria musica ad eccezione di quella realizzata con gli Oregon.
Dopo incisioni, premi ed esperienze che lo hanno affermato a livello internazionale, oggi il presente di Paolo Fresu è ricco di progetti. Il suo storico quintetto sta per raggiungere i 25 anni di collaborazione, mentre il quartetto Devil riscatta i successi di Angel, il quartetto con il quale si impone all’attenzione europea una decina di anni fa. Nascono altre collaborazioni come il duo con Uri Caine, l’incontro artistico con Carla Bley e Steve Swallow (nel lavoro discografico dei Lost Chords ci sono diverse composizioni scritte appositamente dalla Bley per Fresu), il trio con Richard Galliano e il pianista svedese Jan Lundgren. Tra gli altri artisti con i quali Fresu collabora oggi si segnalano nuovi importanti nomi dell’entourage jazzistico contemporaneo come Omar Sosa, Gianluca Petrella, il coro polifonico corso A Filetta, Dhafer Youssef e Eivind Aarset.

Zorba il greco
musiche Mikis Theodorakis
coreografia e regia Lorca Massine
assistente al coreografo Anna Krzyskow Jagodzinska
scene Nicola Rubertelli
costumi Giusi Giustino
luci Giuseppe Perrella

primi ballerini, solisti e corpo di ballo del Teatro di San Carlo
direttore del corpo di ballo Giuseppe Carbone

étoile ospiti Giuseppe Picone, Hany Hassan
primo ballerino ospite Alessandro Macario
étoile Giovanna Spalice
maitre de ballet Ugo Ranieri

17, 19 luglio (ore 21.00)
Arena Flegrea

Zorba il greco è un balletto corale in due atti e ventidue quadri creato da Lorca Massine nel 1988 per l'Arena di Verona. Il suo primo interprete è stato il grande ballerino russo Vladimir Vassiliev. Ispirato al celebre romanzo di Nikos Kazantzakis, dal titolo Zorba il greco, il balletto è accolto con favore dalla critica: sono gli anni in cui la mitologia greca aveva già ispirato a Maurice Béjart coreografie importanti come Thalassa e Dionysos, e in cui era ancora vivo il ricordo della versione cinematografica del romanzo (1965) diretta da Cacoyannins e interpretata da Anthony Quinn e Irene Papas.
Figlio del celebre Leonide Massine, uno dei protagonisti della grande stagione dei balletti russi, Lorca Massine è autore di una coreografia che sottolinea la coralità della vicenda rispettando così il suo modello letterario. Il balletto è accompagnato dalle musiche di Mikis Theodorakis, che richiamano la tradizione popolare. In particolare, si ricorda il celebre momento del sirtaki finale.

«Il mio Zorba è un eroe di un popolo di avanguardia, il suo antenato potrebbe essere Dioniso. La sua identità anagrafica è inesistente, la voce della sua anima comanda – ordinando di vivere all’altezza dimenticando il passato, sorvolando il futuro, e evitando sofisticazioni borghesi di credo perbenistici – di dare esempio, con la sua personalità da leone, al comune mortale calcolatore.
Cantando e danzando, l’uomo si manifesta come membro di una comunità superiore; la natura regala le sue ricchezze all’uomo e così anche nell’uomo risuona qualcosa di soprannaturale. Sente se stesso Dio, non è più artista, è divenuto opera d’arte; si rivela danzando, regalando tra i brividi dell’ebbrezza il potere artistico dell’intera natura anche come massima espressione di vita in sintonia con la più bella creazione cosmica: il corpo umano.
Per esprimere tutte queste cose ho utilizzato la voce dell’anima senza lasciarla depositare troppo a lungo nel cervello; ho voluto un concetto teatrale che fosse limpido, sincero e intenso in modo da poter comunicare con tutti gli spettatori – e soprattutto con quelli non ballettomani – stabilendo un linguaggio universale in sintonia con la musica. L’ispirazione mi è venuta da numerosi soggiorni in Grecia, sperimentando in prima persona le danze e soprattutto le motivazioni. Per esempio, quando un greco balla in compagnia di altre persone non è mai un fatto spettacolare – cioè estroverso – ma, al contrario, succede il fenomeno inverso: l’uomo solo si arricchisce dei suoi meccanismi interni ed è questa vibrazione che noi percepiamo attraverso i suoi passi, sovente inventati lì per lì. I greci danzarono per loro stessi: in Grecia si dice Meraki che vuol dire Blues. Ho trasferito questa danza su una scala di più vaste dimensioni, ossia un corpo di ballo come Vox populi.
Si può dunque accettare questo popolo messaggero di una integrità coregrafica innata, portatrice di espressione rituale moderna attraverso il tempo. Mi è sembrato inevitabile unire la musica di Mikis Theodorakis ad un cuore di Zorba che batte in noi tutti, in sordina»
Lorca Massine

Mistero buffo
regia e interpretazione Dario Fo
produzione c.t.f.r.

20 luglio (ore 21.00)
Arena Flegrea

In Mistero buffo, Dario Fo, solo in scena, ripercorre la storia millenaria del potere – dei suoi abusi, ma anche delle forme di denuncia popolare – attraverso una narrazione estremamente efficace, costruita da episodi differenti. La connessione fra le diverse storie – di cui alcune di argomento biblico, altre tratte da canovacci giullareschi medievali – è l'attore stesso: attraverso un uso particolare della voce, la costruzione di un linguaggio che impasta vari dialetti del nord Italia con parole onomatopeiche, la creazione di un rapporto unico con il pubblico (vero protagonista dello spettacolo), una strategia di espressione mimica e corporea assolutamente originale, Fo, con Mistero buffo, ha presentato al mondo – in più di cinquemila diverse rappresentazioni – un modo di fare teatro del tutto nuovo, che l'hanno condotto, nel 1998, al Nobel per la letteratura.
Il recupero filologico della tradizione teatrale medievale – il sottotitolo dell'opera è "giullarata popolare" – e l'invenzione di forme espressive inedite (come il grammelot), si inseriscono in un proposito di riscoperta e di diffusione di una contro-cultura popolare, di cui, nello spettacolo, vengono allo stesso tempo presentate genealogie inaspettate e prospettive contemporanee.
A quarant'anni dal debutto (1969), Fo continua a portare al pubblico nuove storie e nuovi montaggi di Mistero buffo, spettacolo che si trasforma ad ogni rappresentazione, nel contesto di una ricerca artistica, biografica e politica – legata, da un lato, alla figura dissacrante del giullare e dall'altro, alla critica al potere dominante cominciata negli anni Sessanta, cresciuta nei decenni di repliche e tuttora capace di proporre uno sguardo rivelatorio sull'attualità.
Per la rappresentazione di Napoli, Dario Fo propone un particolare montaggio di Mistero buffo, composto anche di storie ed episodi poco conosciuti.

«Dario Fo ha raccolto per anni documenti di teatro popolare di varie regioni italiane e di altri paesi: dalla Jugoslavia alla Cecoslovacchia alla Polonia. Li ha ricostruiti in uno spettacolo omogeneo, in cui le capacità mimiche dell'attore sono il mezzo principale di espressione teatrale. Il filone è una "passione laica": una passione come la vedeva e la sentiva il popolo che assisteva alle recite sul sagrato delle chiese e nelle piazze del medioevo. È la nascita dell'autentica commedia dell'arte. Spettacolo di invenzione e spettacolo di vita, di satira e di rabbia, in cui il fatto religioso è assunto quasi sempre come pretesto per parlare del popolo, dei suoi problemi e della sua condizione, dei suoi rapporti con i potenti. Non quindi la religione del rito, ma una interpretazione del fatto religioso in chiave umana e popolare.
Proprio oggi ci sembra di particolare attualità riscoprire un filone di questo genere che, non a caso, l'editto conciliare di Tolone del 1463 aveva bandito. (Il teatro anche allora era un mezzo pericoloso di lotta nelle mani del popolo!) »
Dal programma di sala della prima rappresentazione di Mistero buffo, presentato da Nuova Scena nella Stagione Teatrale ARCI di Sestri Levante (GE), 1 ottobre 1969


Madama Butterfly
di Giacomo Puccini
direttore Donato Renzetti
maestro del coro Marco Ozbic
regia Fabio Sparvoli
scene Pasqualino Marino
costumi Giusi Giustino
luci Giuseppe Perrella
Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Cio-Cio San Yali-Marie Williams / Giulia Lee (9, 11 agosto)
Suzuki Daniela Innamorati
Pinkerton Michael Fabiano / Sung Kyu Park (10 agosto)
Sharpless Simone Piazzola / Domenico Balzani (10 agosto)
Goro Iorio Zennaro
Principe Yamadori Stefano Spada Menaglia
Zio Bonzo Manrico Signorini

7, 9, 10, 11 agosto (ore 21.00)
Arena Flegrea

Scritta dopo il grande successo di Tosca, Madama Butterfly, la tragedia giapponese in tre atti su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, ebbe una composizione decisamente travagliata. Iniziata nel 1901 numerose furono le interruzioni: l’orchestrazione venne avviata nel novembre 1902 e portata a termine nel settembre dell’anno seguente, e soltanto nel dicembre del 1903 l’opera poté dirsi completata in ogni sua parte. Puccini scelse il soggetto della sua sesta opera dopo aver assistito a Londra, nel luglio 1900, all'omonima tragedia in un atto di David Belasco, a sua volta tratta da un racconto dell'americano John Luther Long dal titolo Madame Butterfly, apparso nel 1898. La prima andò in scena la sera del 17 febbraio 1904 alla Scala di Milano.
L’allestimento di Fabio Sparvoli propone un’interpretazione intimista dell’opera, che rispetta la realtà umana dei personaggi e la dimensione tragica della vicenda.

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